SLOW MEDICINE: “COOPRODUTTORI DI SALUTE”

A cura di Anna Di Donato

E così che il Dott.Giorgio Bert, tra i presenti al congresso, focalizza l’attenzione sull’ argomento; citando la famosa frase di Carlo Petrini, scrittore italiano, giornalista ma soprattutto gastronomo ricordato dal quotidiano inglese “Guardian” come inseribile tra i probabili nomi delle persone che potrebbero salvare il pianeta. E’ stata dalla sua filosofia Slow Food , già diffusa in tutto il mondo dal congresso a Bra del 29 giugno1989 che, In Italia, dopo un ventennio, si è verificato l’”effetto collaterale” della Slow Medicine,  fondata a Ferrara da un gruppo di esperti in medicina, psicoterapia ed operatori della salute.

Ospiti ieri a Giulianova i personaggi principali tra l’Istituto Change di Torino, Università G.D’Annunzio di Chieti e Pescara, Univ. di Teramo, ed il presidente nazionale Fidas.

Fondamento principale è il principio della prevenzione incanalata negli stili di vita e tutela dell’ambiente ed attuata attraverso un’ attività continua e perentoria di sensibilizzazione , informazione al paziente, sobria e graduale.

Attraverso il Desease Management, la Carolina University ha dato impulso al nuovo modo di concepire il rapporto dottore-paziente.

Quest’ultimo, infatti, tende a dare maggiore peso a farmaci ed esami, spinto soprattutto da un’atavica predisposizione radicatagli da alcuni medici inestricabilmente, ed volte, fortunatamente legati al mondo della tecnologia e delle innovazioni.

“Se il 30% delle spese sanitarie va ad accordi tra dottori e cause farmaceutiche, forse c’è un problema”. Non bisogna scagliare medicinali e cure d’ultima generazione come impetuose piaghe d’Egitto senza prima conoscere abitudini significative e correlate alla scheda non clinica ma esistenziale del paziente.  Compito dei sostenitori, ed in molti casi protagonisti diretti di tal modus operandi, è di incentivare la comunicazione e l’approfondimento soprattutto su questo punto.

Dacchè il meeting day è stato quello di prima presentazione della Slow Medicine all’ Abruzzo e agli abruzzesi, incisivi sono stati presenza ed intervento del Presidente Nazionale Fidas, irremovibile sull’ assunto di dover formare i nuovi donatori di sangue attraverso attività di sensibilizzazione.

Il filo d’Arianna non è dunque difficile da individuare nella concezione Slow Food ispirata ad un postulato di alimentazione sana, controllata, tradizionale e, comunicativa, in virtù dei benefici che un’intera comunità o il singolo ricettivo soggetto potrebbero ricavarne.

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