ISTANTANEE DI VIAGGIO IN MONDI LONTANI
Raffaella Melandri “donnavventura” alla scoperta di civiltà da difendere e preservare
a cura di Cinzia Rosati
Il viaggio come sete di conoscenza, desiderio atavico di tornare alle origini dell’uomo, entrando in contatto con tutti quei popoli che vivono i ritmi ancestrali e la simbiosi con la natura, ormai dimenticati dalla civiltà industrializzata. Raffaella Milandri, fotografa, scrittrice e attivista per i diritti umani che vive a San Benedetto del Tronto, nei suo viaggi in solitaria è la voce di tutte quelle genti la cui sopravvivenza, culturale e materiale, è minacciata dal progresso che avanza e dagli spietati interessi economici di governi e multinazionali.
Come è nata la passione per i viaggi?
«Fin da piccola ero appassionata di fumetti, in particolare Tex Willer, e gli indiani d’America hanno alimentato il desiderio di conoscere luoghi e popoli lontani.
In seguito per lavoro ho viaggiato molto (Raffaella Milandri è stata amministratore d’azienda e attualmente è consulente commerciale, ndr) ma con ritmi di vita molto frenetici. Fin quando un giorno ho avvertito la necessità di dovermi fermare. Mi sono presa un anno sabatico e sono volata in Australia, che ho visitato da sola in lungo e in largo in fuoristrada».
Un’esperienza intensa che le ha fatto capire che quella sarebbe stata la sua strada?
«Si, da allora ho visitato tantissimi posti e conosciuto le difficili condizioni di vita dei popoli indigeni, a cui cerco di dare sostegno e voce. Ho incontrato i pigmei, i boscimani, i tibetani, i nativi americani, e tutte quelle tribù che vivono in simbiosi con la natura. Sono popoli pacifici che risiedono in territori ricchi di risorse ambientali, e dunque sono spesso discriminati e perseguitati per via di ingenti interessi economici di governi e multinazionali».
In che modo offre aiuto a questi popoli?
«Scrivendo e fotografando quello che vedo, per fare luce su situazioni talvolta anche sconosciute, e avviando iniziative di sensibilizzazione. Ho già pubblicato due libri, “Io e i pigmei”, “La mia tribù. Storie autentiche di Indiani d’America”, ed è in uscita il terzo volume “In India. Cronache per veri viaggiatori”. Spesso li aiuto anche materialmente portando nei villaggi beni di prima necessità».
Perché ha scelto di viaggiare da sola?
«Entrare in contatto con i popoli indigeni senza altri compagni di viaggio offre il vantaggio di avere un punto di vista unico, non inquinato da altri pareri o opinioni. Inoltre, viaggiare da soli è più semplice quando ci si trova ad affrontare e risolvere i problemi».
In quanto donna ha mai incontrato difficoltà nei luoghi che ha visitato?
«Per una donna che si muova da sola è necessario prendere una serie di accorgimenti in più, come ad esempio non dare nell’occhio, sia nell’abbigliamento che negli atteggiamenti, mantenendo un profilo basso, dissimulando le proprie capacità. Bisogna insomma adattarsi alla situazione che si ha davanti e all’occorrenza, se necessario, fingersi “tonta”. Per il resto, in quanto donna, sono stata accolta sempre in maniera calorosa dai popoli che ho visitato».
Ci sono stati momenti in cui ha temuto per la sua vita?
«Si. Mi trovavo in Alaska, oltre il Circolo Polare Artico, a 700 Km chilometri dal primo centro abitato e viaggiavo con un fuoristrada. Nell’attraversare un corso d’acqua, il mezzo è sprofondato nel permafrost, e ha incominciato ad imbarcare acqua nell’abitacolo. Sono uscita dal finestrino e dopo aver tentato di smuovere invano il fuoristrada impantanato, mi sono incamminata a piedi nella tundra. Sono andata avanti per molto tempo, ero stremata e stavo ormai andando in ipotermia, quando finalmente ho incontrato alcuni cacciatori che con l’auto mi hanno accompagnato in un campo petrolifero per i soccorsi.
Un’altra volta è stato quando in India ho indagato sulle difficili condizioni dei popoli che vivono nei pressi della miniera di Niyamgiri, raccogliendo documenti e testimonianze. A seguito delle mie indagini, il capovillaggio è stato minacciato di morte e durante la permanenza in quei luoghi ho avvertito un’attenzione inquietante anche nei miei confronti».
La sua famiglia come vive i viaggi in solitaria?
«Ho conosciuto mio marito in Australia, dunque ha accettato e rispettato fin da subito le mie scelte».
Cosa consiglia a chi vuole fare viaggi all’estero?
E’ necessario informarsi e documentarsi sullo Stato che si vuole visitare, fare profilassi antimalarica, vaccinarsi, portare con sé medicinali. E’ indispensabile inoltre conoscere l’inglese e fornirsi di una buona guida per la lingua locale. Ma gli accorgimenti sono molti, a seconda delle nazioni, per questo ho messo a disposizione le mie esperienze sul blog http://viaggieturismoresponsabile.blogspot.it/ e sulla mia pagina Facebook.

