La cantina di Emidio Pepe
Una famiglia che custodisce una tradizione e un archivio molto speciale.
Una visita alla cantina Pepe è un’esperienza coinvolgente, consigliata non solo ai cultori di enologia. Sofia Pepe è stata una guida appassionata con la straordinaria capacità comunicativa che appartiene solo a chi crede profondamente in quello che sta dicendo. Del resto, benchè il patriarca Emidio rappresenti l’imprescindibile memoria storica dell’azienda, non si può negare che, attualmente, siano le donne a costituirne la forza. Dalla signora Rosa, moglie di Emidio, dalle figlie Sofia e Daniela fino alla diciannovenne Chiara, deriva la capacità rigeneratrice che concorre a fare della Cantina Pepe una delle eccellenze più largamente riconosciute del nostro territorio.
Quella che mi è stata descritta è una storia in cui la protagonista è la sempre più rara coerenza. Dal 1964 ad oggi il signor Emidio non ha concesso mai nulla alle mode passeggere, con una caparbietà che oggi si è dimostrata lungimiranza, ha fatto il suo vino e lo ha reso l’espressione più sincera della terra toranese che guarda al Gran Sasso. Quando Sofia mi parla del metodo di lavoro sento fortissima la volontà di farmi capire che qui, in fondo, non c’è nulla di nuovo. Agricoltura biologica e biodinamica, raccolta a mano solo dei grappoli sani, pigiatura con i piedi per il trebbiano e diraspatura manuale per il montepulciano, utilizzo dei soli lieviti naturalmente presenti sul grappolo, sono semplicemente la descrizione dell’unico modo di lavorare.
Entrando nella cantina d’invecchiamento si capisce perché Emidio, il primo in zona a credere nella struttura dei due vitigni autoctoni, accetti malvolentieri di separarsi da quelle che sembra riduttivo chiamare solo bottiglie di vino. La selezione parte dal ’64 e l’allestimento ricorda un’installazione di arte contemporanea, in questo posto si respira concretezza, lavoro, dedizione e, se mi è concesso, anche un po’ di timore reverenziale. La sensazione è di trovarsi di fronte ad un vero e proprio archivio storico della vita di un territorio, del clima, stagione per stagione e di tutte quelle contingenze che hanno influenza sulla vita delle piante e non solo.
Il futuro dell’azienda non fa presagire cambi di rotta e certo non c’è nè motivo. I vini Pepe che prima di uscire dalla cantina sono decantati ed etichettati a mano dalla signora Rosa, sono presenti nei migliori ristoranti, da Miami a Tokio e non c’è manifestazione enologica in cui la cantina non si distingua. Le sorelle Sofia e Daniela guardano con orgoglio al passato ma anche a Chiara, figlia di Daniela, che studia lingue e che ha già messo tutto il suo entusiasmo nella cura del mercato estero. Sempre di più, infatti, il bacino commerciale della cantina Pepe è rappresentato da compratori internazionali e nuovi mercati stanno credendo nel prodotto, Cina, Israele e Russia solo per citarne alcuni. Emidio non è tipo da dire “ve l’avevo detto!” ma tutto intorno a lui lo grida a gran voce.

