VAL VIBRATA, TESSUTO INDUSTRIALE TROPPO DEBOLE PER ESSERE AIUTATO

12 Giugno 2015

Di Marvin Angeloni

Fonte Sinapsi 

Il Protocollo d’intesa per il rilancio produttivo ed occupazionale della Val Vibrata – Val Tronto, promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico sin dal 2011, ha disatteso le aspettative di aiuti economici al tessuto industriale della Val Vibrata con il blocco delle risorse per venti milioni di euro da parte degli organi competenti della Regione Abruzzo. Dopo la definizione della Val Vibrata-Val Tronto come macro-area di crisi industriale complessa da parte della Regione Abruzzo, non sono stati fatti interventi decisivi abbandonando quasi del tutto i comuni del Vibrata: non si è arrivati mai al decreto di riconoscimento di questa situazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.

 Le motivazioni per un tale atteggiamento e blocco da parte delle istituzioni sono sostanzialmente due: indecisioni sullo sblocco delle risorse europee e statali in mancanza di progetti effettivi di sviluppo sulla realtà manifatturiera; la mancanza dell’appetibilità del territorio ad uno sviluppo

maggiore del settore produttivo. Eppure nella delibera regionale del 7 marzo 2011, con la quale viene riconosciuta la situazione di crisi complessa, viene sottoscritto che : “- L’area della Val Vibrata- Val del Tronto Piceno debba essere qualificata come una grande area di crisi industriale complessa, in quanto ricadente nella fattispecie di crisi che “coinvolgono una o più imprese di grande o media dimensione con effetti sull’indotto”.

 Riconosciuto il problema non si è provato a trovare una soluzione evidenziando una chiara mancanza di una strategia di sviluppo economico da parte degli organi competenti della Regione che al tempo era guidata dall’amministrazione Chiodi. Le imprese della Vibrata vengono dunque considerate troppo piccole per poter competere ed espandersi e vengono escluse totalmente, non solo dagli aiuti promessi dal protocollo che per ora rimane sospeso nel vuoto, ma perfino dalle sovvenzioni statali del 2012 e del 2014 alle regioni per le aree di crisi. (vedi dati in scheda aiuti di stato).

A questo punto, con un mucchio di carte tra le mani, a febbraio di quest’anno le associazioni di categoria come Confindustria, Confartigianato, le coop, ed i sindacati Cgil-Cisl-Uil, hanno allestito un altro tavolo di discussione promosso dalla Provincia e supportato dalle università. Lo scopo è creare uno studio sulla crisi del territorio della provincia, ed in particolare della Vibrata, e disegnare un progetto di sviluppo di quest’area per convincere la Regione ad attuare quei provvedimenti che mancano da ben più di cinque anni e che aggravano giorno per giorno la situazione occupazionale del territorio. Basta andare infatti a guardare i dati relativi al 2014 ed al 2015 per vedere una discreta crescita dei cassa integrati e di coloro che attivano gli strumenti di sostegno al lavoro in tutta la regione.

 Le piccole industrie della Val Vibrata, tanto sottovalutate ma spesso premiate per la loro qualità, rischiano di essere divorate da una crisi che sembra non finire mai e da un mercato che non perdona di dimostrarsi deboli e, soprattutto, di non essere protetti e valorizzati dal proprio Stato.

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