Sab. Set 25th, 2021

SONO LADY TURCHESA E VENGO DA CAMPLI

La patata in “abito da sera” popola l’agro della Laga. Era in estinzione

Stefania Mezzina

800_5978Stava per scomparire, ma grazie ad un anziano agricoltore di Isola del Gran Sasso e all’impegno di un gruppo di arditi agricoltori, la patata Turchesa può ancora dire la sua, e metaforicamente parlando, compiacersi e vantarsi per il grande successo che sta ottenendo, dopo il suo ritorno in scena.

Sicuramente sarebbe stata una grande perdita, perché se la sua forma bitorzoluta era ed è esteticamente poco apprezzata,  nonostante il suo nome quasi regale, sul fronte del gusto e per la resa in cucina può dirla lunga; in particolare è acclamata protagonista nella realizzazione di gnocchi, così come per lo straordinario contenuto di antiossidanti, senza dimenticare che si tratta di un prodotto che non ha subito miglioramenti genetici.

Per anni, la patata Turchesa è stata tra i principali prodotti di consumo delle popolazioni montane d’Abruzzo, ma il suo seme stava cadendo nell’oblio, per la scarsa richiesta dovuta proprio alla sua estetica, e la Turchesa (o Viola, per via del colore della buccia), sarebbe presto scomparsa.

Se non fosse stato, appunto, per questo pugno di arditi che hanno creduto in lei, che grazie ad un anziano agricoltore di Isola del Gran Sasso, del quale purtroppo non ricordano il nome, sono riusciti a riportare in auge questo straordinario prodotto; un prodotto che oggi è addirittura tutelato da un marchio registrato, mentre la sua produzione è tracciata e autocertificata, fino a poter risalire al numero di lotto.

Filiberto Cioti è uno degli arditi, tra i pochi che inizialmente ha creduto a questo progetto. All’avvio del mese di aprile nei sui campi, a Paterno di Campli, ha seminato la Turchesa, (si semina infatti da marzo a giugno, a seconda dell’altitudine e dell’andamento stagionale) che raccoglierà ad agosto. Cioti è il vice presidente dell’Associazione Produttori della Patata Turchesa del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, e con gli altri componenti dell’associazione ha condiviso la certezza di una rinascita della Turchesa.

E giusto definire rinascita o rivalutazione di un prodotto tipico, quanto accaduto con questa specialità?

PATATA VIOLE TAGLIATAI termini sono esatti; parliamo di una produzione storica, che però stava scomparendo ed è stata ritrovata, di conseguenza anche rivalutata. E’ successo dieci anni fa, grazie ad un anziano agricoltore di Isola Gran Sasso che la coltivava ancora. Aveva pochi tuberi, lui non si rendeva conto della loro preziosità, avendola sempre coltivata per se stesso, mentre, al contrario, tanta gente preferiva dedicarsi ed acquistare ulteriori tipi di patata, in quanto l’estetica della Turchesa non era e non è sicuramente il massimo. Da quel punto, dunque,  siamo ripartiti ed abbiamo avviato un percorso che si è rivelato importante e che ha dato i suoi frutti.

Cosa contraddistingue la Turchesa nelle forma, nelle proprietà nutrizionali e nel gusto?

La forma bitorzoluta e la colorazione della buccia, viola, il contenuto è a pasta gialla e poi per proprietà nutrizionali in quanto è a basso contenuto di acqua e contiene più antiossidanti; inoltre non è mai stata toccata geneticamente e questo è un fatto importantissimo. Insomma, è rimasta,tale e quale alla scoperta. Da evidenziare anche che l’associazione non usa prodotti di sintesi chimici per coltivarla meglio. Mentre dal punto di vista dell’utilizzo in cucina, la “morte” della Turchesa è nella realizzazione degli gnocchi. Tutti sono d’accordo che si tratta della patata ideale per realizzarne ottimi, ma se si avessero dubbi in merito è sufficiente provare per credere. Altro impiego apprezzato e di gusto, è la cottura al cartoccio, mentre si presta meno ad essere fritta.

Dove sono reperibili le patate Turchesa?

Si possono trovare negli ortofrutta specializzati, in sacchetti da 2 o 10 kg, sacchetti che sono forniti di relativa scheda tecnica e tracciabilità, mentre dal 2012 è inserita nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali d’Abruzzo. Attualmente, il nome “La Turchesa” ed il relativo logo sono un marchio registrato dal Parco Associazione Produttori della Patata Turchesa

700_1966Si produce solo in un determinato punto del territorio?

Per volere dei soci dell’Associazione dei Produttori della Patata Turchesa del Parco, l’area di produzione è limitata ai 44 comuni i cui territorio ricadono completamente o, in parte, all’interno dell’area protetta; dentro i confini amministrativi del Parco della Laga del Gran Sasso, affinché questa coltivazione possa contribuire a far rifiorire l’economia montana.

Quali sono i termini numerici della produzione di tutti gli associati?

Attualmente siamo 17 associati, sul versante aquilano, teramano e reatino, per una produzione intorno ai 500 quintali, o poco più, che attualmente non basta a soddisfare le richieste. In ogni caso, molti agricoltori la producono per uso familiare. All’inizio di questo progetto, quindi nel 2008, eravamo solamente in 5 o 6, a crederci; tra questi ci sono stati dei giovani dell’aquilano che attivandosi subito sono stati e continuano ad essere avvantaggiati, in quanto sono in grado di soddisfare maggiori richieste, anche fuori l’Abruzzo, nel Lazio.

L’Associazione Produttori della Patata Turchesa del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è nata nel 2008: inizialmente contava 5/6 produttori, vuoi per la mancanza di seme della Turchesa, vuoi per lo scetticismo. Attualmente i produttori sono 17: il Presidente è Massimiliano Rosati, produttore di Amatrice, mentre Filiberto Cioti ricopre la carica di  Vice Presidente.

La vita della patata Turchesa è affidata esclusivamente ai produttori dell’Associazione e quanti si dedicano prevalentemente a tale attività possono contare sull’acquisto incondizionato di tutto il tubero da riproduzione da parte dell’Associazione, previa programmazione dei quantitativi. La patata da riproduzione viene scambiata tra i produttori aderenti all’Associazione grazie alla Legge  46/2007, che consente la libera vendita e, quindi, il libero scambio, tra coltivatori, di sementi per varietà da conservazione che siano coltivate da almeno 50 anni e che siano iscritte in apposito Registro Nazionale. Una particolarità dell’Associazione è quella di avere tra i propri soci anche ristoranti e punti vendita locali, che in questo modo acquisiscono l’esclusività della vendita e della trasformazione in cucina della Turchesa.

Foto di Nicola Cericola

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