Civitella, al via i lavori di riqualificazione di illuminazione pubblica

A cura di Anna Di Donato

Stato e Chiesa complici e concorrenti nella costituzione del Regno d’Italia

Il 20 Aprile 2013 si è tenuta, in Fortezza, l’inaugurazione della mostra storico-documentaria riguardante i rapporti tra gli organi statali ed ecclesiastici durante tutto il periodo pre e post-unitario. Diverse le personalità presenti tra cui il Sindaco, la Soprintendenza archivistica d’Abruzzo, il professor Roggero, Capezzali, e M. Di Dalmazio.

Era il 1818 quando, in Italia, divisa tra Regno di Sardegna, Stato Pontificio, Regno delle due Sicilie e sotto l’influenza austriaca, fu firmato il Concordato tra Santa Sede e Federico I di Borbone, attraverso cui furono rafforzati la gestione ed il controllo di scuole ed ospedali da parte della Chiesa, oltre alla divulgazione, dal pulpito, di dichiarazioni, notizie ed ordini reali. Alcune delle foto presenti (come i sigilli di Penne, Teramo, Corropoli e Torre dei Passeri), ricordano, però, il coinvolgimento di molti “ministri di Dio” nelle sette carbonare, diramatissime in Abruzzo tra il chietino ed il teramano.

Il 1848 è un anno cruciale; Ferdinando II di Borbone concede la Costituzione la cui promulgazione viene affidata soprattutto agli organi ecclesiastici. In questa occasione, se la parte rivoluzionaria del clero gioisce dell’accaduto, l’altra, inizia a mostrare i primi segnali di disaccordo, nonostante il mantenimento dei reciproci obblighi.

Nel programma costituzionale era inoltre previsto l’intervento del Regno delle Due Sicilie in quella che passò alla storia come la 1^ guerra d’indipendenza contro l’Austria; due anni dopo, la promulgazione delle Leggi Siccardi,  volte ad abolire i maggiori privilegi ecclesiastici, sancì l’inizio della divisione.

Nonostante le celeri annessioni di diverse regioni al Piemonte,in questi anni i tre regni convissero abbastanza pacificamente fino a che il 7 settembre 1860, Garibaldi entrò a Napoli, dalla quale il re era già fuggito, proclamandosi Dittatore delle Due Sicilie. Alcuni documenti testimoniano che benché nel continente si fossero diffuse speranze ed entusiasmi fra molti ceti del futuro popolo italiano, a Civitella ,l’allora comandante Ascione,  ancora fedele alla corona borbonica, cacciò i rivoluzionari dalla truppa regia dichiarando la città in stato d’assedio mentre nelle chiese abruzzesi risuonavano i Te deum in onore dell’inedito governo, seppur con allerta dei parroci sulla parziale pericolosità delle nuove idee.

Il 17 marzo 1861, in seguito alla conquista di quasi tutte le regioni e di tutti i territori del teramano, si proclamava l’Unità d’Italia, eccetto che a Civitella, dove, il sottufficiale di gendarmeria, ribellatosi ad Ascione, convinse le truppe a resistere ai Piemontesi per altri tre giorni (come testimoniano alcune corrispondenze epistolari tra il parroco di Sant’ Omero, il Vescovo di Teramo ed altri parroci). Gli ultimi atti presenti,(cronologicamente parlando), mettono in rilievo il fatto che il nuovo Stato ha ancora bisogno del clero per la diffusione ed esecuzione del programma, e che, le direttive della Santa Sede sono spesso in contrasto con le disposizioni governative. L’eccelso progetto di ricostruzione documentaria, cela la volontà, di tutti gli implicati nella ricerca svolta, di trasformare la Fortezza da baluardo di resistenza borbonica e divisione a simbolo di coesione nazionale, nonché l’ambiziosa iniziativa di farla diventare patrimonio dell’ Unesco come ha asserito il convegnista M. Di Dalmazio.

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