Pensa globale, agisci locale

27 Dicembre 2012

successC’è chi parla di glocalizzazione o glocalismo, ma a volte anche la sonorità delle parole è importante per interiorizzare una filosofia. Il significato di questi due termini è inequivocabile e per certi aspetti intuitivo, ma suona molto meglio l’idea – assolutamente equivalente dal punto di vista del contenuto – di “pensare globale e agire locale”: uno slogan, un motto, che oltre a fluire verbalmente molto meglio è anche più vicino a noi. I termini tecnici spesso non trascinano, non coinvolgono intimamente, non stimolano all’azione… mentre “pensare” e “agire” sono due suggerimenti semplici, che invitano a fare. Se semplice è il suggerimento, non è altrettanto semplice la pratica o, meglio, l’efficacia di queste due azioni.

L’idea è di Zygmunt Bauman (sociologo e filosofo polacco), che per primo ha saputo cogliere l’inadeguatezza del termine globalizzazione per definire le nuove dinamiche dei mercati e dell’economia. Le relazioni economiche e sociali si sono moltiplicate e intrecciate tra loro in tutto il Mondo, con notevoli conseguenze per Paesi, aziende e persone. Tuttavia, in queste osservazioni, ci si è a lungo dimenticati di considerare l’influenza che le proprie radici hanno inevitabilmente sulle relazioni e le transazioni, in generale e ancor più oltre confine, dove si intrecciano bagagli culturali molto diversi tra loro.

“Pensare globale e agire locale” non è solo una riflessione importante che completa un concetto altrettanto complesso, quello della globalizzazione appunto. E’ il segreto per vincere le sfide quotidiane dei mercati e della concorrenza globale, l’unico modo per creare prodotti e offrire servizi che non si “snaturino”, che approccino con successo le nuove tendenze e le innovazioni globali e le traducano in “linguaggi” e “segni” comprensibili e utili ai target vicini.

mappamondoZygmunt Bauman ha anche il merito di essere riuscito a sintetizzare questa nuova filosofia, questo nuovo approccio ai mercati, in sole quattro parole, particolarmente evocative e, non a caso, in poco tempo sulla bocca di tutti, perché facili da ricordare e da interiorizzare.

Recita Wikipedia: “Think global, act local”, sintesi tra il pensiero globale, che tiene conto delle dinamiche planetarie di interrelazione tra i popoli, le loro culture e i loro mercati e l’agire locale, che tiene conto delle peculiarità e delle particolarità storiche dell’ambito in cui si vuole operare.

A volte per semplificare basta la descrizione di un caso; è l’esempio quello ci fa dire “Posso farlo anche io!”, “Non è solo teoria!”.

Se l’agire è un agire locale, non si può ignorare il territorio dove affondano le proprie radici, un territorio fatto di tante ricchezze peculiari, differenti da provincia a provincia, ma accomunato da una sensibilità imprenditoriale e sociale unica e distintiva.

La glocalizzazione ritiene che il fondamento della società, in ogni epoca, è stata ed è la comunità locale, ossia l’interazione tra individui, organizzati in gruppi sempre più allargati, presenti su un territorio. L’organizzazione di questi gruppi rappresenta un insieme di sistemi che diventano sottosistemi se relazionati in relazione a organizzazioni più complesse.

La glocalizzazione inizia la propria analisi dai sistemi semplici per arrivare ai più complessi e pone al centro della sua filosofia l’individuo, la persona umana, il patrimonio locale materiale e immateriale della persona e del gruppo di appartenenza. Non ignora la dialettica che deriva dall’incontro-scontro dei vari gruppi all’interno della logica sistema-sottosistema ma non perde mai di vista il micro nella sua relazione con il macro.

In genere, la glocalizzazione è associata a un modello di business che mira alla relazione con il cliente e alla sua fidelizzazione.

E’ finito il tempo del “Ho un prodotto, trovo i clienti” a favore dell’era del “Ho un cliente, gli costruisco un’offerta intorno”. Non può più esistere un approccio diverso; in un mercato – quello attuale – in cui i consumatori, informati e maturi, hanno imparato a scegliere davvero e singolarmente, le strategie massificate di prodotto non sono più funzionali.

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