Guerra in Ucraina, raid russi su Kiev e infrastrutture energetiche: 2 morti e 37 feriti
(Adnkronos) – È di almeno due morti e 37 feriti il bilancio degli attacchi russi contro l’Ucraina delle ultime 24 ore, in cui Mosca ha preso di mira anche le infrastrutture energetiche collegate alle centrali nucleari. Lo ha denunciato su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, secondo cui i bombardamenti della notte hanno colpito una sottostazione elettrica nella regione di Kiev che collega le centrali nucleari di Rivne e Khmelnytskyi alla capitale e alle regioni centrali del Paese.
Altre sottostazioni sono state danneggiate nelle regioni di Vinnytsia, Zhytomyr, Rivne, Kharkiv e Dnipropetrovsk. “La capitale sta affrontando gravi difficoltà nell’approvvigionamento di elettricità, acqua e riscaldamento. Sono stati danneggiati edifici residenziali e il Ponte Nord”, ha scritto Zelensky su X, precisando che tutti i 36 missili balistici lanciati durante la notte erano diretti contro Kiev e la regione circostante.
“Ci sono molte proposte diverse e diversi colloqui, alcuni dei quali sono utili e molto importanti. Noi sosteniamo il cessate il fuoco, sosteniamo la de-escalation. Ma finora non abbiamo visto alcuna prova, alcun segnale da parte della Russia che sia pronta a fare qualcosa. Ed è questo, credo, il motivo per cui la situazione è pericolosa”, aveva detto ieri sera il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky in un’intervista alla Cnn.
“Quando non vogliono discutere di come porre fine a questa guerra, e mi riferisco ai russi, ma vogliono invece iniziare a parlare di una nuova architettura della sicurezza in Europa, è pericoloso” ha rimarcato. Tra l’altro, secondo Zelensky, “è più pericoloso per l’Unione europea che per noi. Noi non facciamo parte dell’Ue. Siamo sulla strada dell’adesione, ma non siamo ancora membri. E non facciamo parte nemmeno della Nato. Per questo, scusate se intervengo, non sto parlando a nome di queste organizzazioni, ma è pericoloso per tutti noi. Viviamo tutti in Europa. Non vogliamo una nuova Yalta, una Yalta 2.0”.
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