UNA CASA PER SPONGEBOB ANCHE IN ADRIATICO | VAL VIBRATA LIFE | MAGAZINE
Home DAL TERRITORIO UNA CASA PER SPONGEBOB ANCHE IN ADRIATICO
UNA CASA PER SPONGEBOB ANCHE IN ADRIATICO

UNA CASA PER SPONGEBOB ANCHE IN ADRIATICO

0
0

L’oasi marina di Cologna è una riserva biologica vitale dove abiterebbe volentieri anche il personaggio dei cartoons

Alfonso Aloisi

La buona intesa fra Comuni, Provincia di Teramo e Istituto Zooprofilattico  ha consentito di realizzare dieci anni or sono, tra il mare di Giulianova e di Roseto degli Abruzzi, l’oasi marina di Cologna. La terza in ordine di tempo messa a punto lungo la costa teramana dopo quelle di Panoramica sull'oasi Giulianova ColognaMartinsicuro e Silvi. L’oasi sommersa, posizionata a tre miglia dalla costa ad una profondità media di tredici metri ed estesa per circa due miglia di lunghezza e mezzo miglio di larghezza, ha tracciato una nuova cultura della pesca, soprattutto per ciò che riguarda il settore relativo alla cosiddetta “piccola pesca”. In pratica è stata lanciata, attraverso l’operazione “oasi marine”, una nuova filosofia sulla gestione delle risorse del mare anche come patrimonio ambientale e biglietto di presentazione in ambito turistico. Si è avviato anche un rapporto nuovo con le marinerie locali, coinvolte direttamente nei progetti di ripopolamento anche attraverso la realizzazione futura di allevamenti di acquacoltura. Così poco distante dal porto di Giulianova è nata l’oasi per il ripopolamento della fauna marina. Come accennato, le prime due sono ubicate tra Martinsicuro e Villa Rosa e l’altra fra Pineto e Silvi. Esperienze multiple che pongono il territorio costiero teramano all’avanguardia nell’ambito mare Adriatico. La vita nelle oasi viene costantemente monitorata dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise, grazie al suo Centro biologico delle acque sotto la direzione di Carla Giansante responsabile del progetto. Le strutture sottomarine – costate circa 500 mila euro, finanziate in buona parte dalla Regione con fondi Docup – nascono per proteggere e sviluppare le risorse del mare, migliorare l’ecosistema, stimolare la biodiversità e proteggere la fauna stanziale dalla pesca a strascico. “Incrementando varietà e quantità di specie nelle zone dove vengono realizzate – ha spiegato Carla Giansante che è biologa del Centro delle acque dell’Istituto Zooprofilattico – le oasi finiscono per rappresentare un valido supporto per l’economia di settore. In prossimità delle barriere artificiali le catture delle specie aumentano da 10 a 42 volte; si registra, quindi, un concreto incremento della quantità di pesce disponibile nella zona esterna a quella protetta”. Dunque, le oasi sono un vero e proprio rifugio per sogliole, capponi, triglie, cicale di mare, naselli che sono le specie autoctone che nell’oasi trovano le condizioni ideali per riprodursi, protette dalle barriere di questo ampio rifugio  sottomarino. I tecnici dell’Istituto hanno registrato anche la presenza diffusa di pesci tipici e pregiati dei fondali rocciosi: ombrine, mormore, saraghi e scorfani. All’interno di questa immensa casa subacquea si forma una naturale catena alimentare: la flora e la microfauna delle rocce e dei massi sistemati nel fondale diventano cibo per i pesci che hanno nei pressi il loro habitat. Blocchi di calcestruzzo e massi naturali costituiscono la struttura delle oasi marine ed il loro posizionamento in forma piramidale impediscono la pesca a strascico che, pur essendo vietata nella zona dell’oasi marina, in realtà viene normalmente praticata. Dal monitoraggio effettuato sembrerebbe che almeno 24 persone che praticano la piccola pesca possono trarre un buon reddito dalla vita e dallo sviluppo di ciascuna oasi. Nella relazione a suo tempo predisposta dalla dottoressa Carla Giansante si pone l’accento sui vantaggi prodotti dalle barriere artificiali: protezione dalla pesca a strascico, protezione e sviluppo delle risorse acquatiche, compreso il ripopolamento, l’effettivo incremento della quantità di pesce disponibile anche nella zona esterna intorno alle barriere, protezione della biodiversità e della genetica delle popolazioni anche a garanzia delle  future generazioni soprattutto in zone depauperate per l’eccessivo sforzo di pesca,  possibilità di  concessione della zona di mare ad associazioni di pescatori dediti alla piccola pesca differenziata per la raccolta o l’allevamento di specie ittiche, di molluschi bivalvi e di molluschi gasteropodi, possibilità di utilizzo della zona di mare a scopo ricreativo per i pescatori sportivi e  per i subacquei. Chi frequenta spesso l’oasi marina posta tra Giulianova e Cologna è sicuramente l’Associazione “Up andSub in azione su Oasi Marina Giulianova Cologna Down” che ha seguito da vicino la nascita e lo sviluppo del progetto. Giuseppe Di Filippo, presidente dei subacquei giuliesi, afferma che flora e fauna si sono impossessate alla grande delle strutture sommerse arricchendosi così di varietà tipiche del mare Adriatico con presenze insperate anche di aragoste. Lo stesso Di Filippo sottolinea anche i vari controlli effettuati: subacquei e di superficie, questi ultimi attraverso l’utilizzo di reti per la cattura di esemplari da catalogare secondo le dimensioni. La zona non è presidiata e quindi sono consentite attività varie come la pesca sportiva ed attività subacquea con studio dell’habitat, riprese fotografiche e filmati. Proprio l’Associazione “Up and Down” svolge attività didattica subacquea grazie alla presenza di tali barriere. Dice Di Filippo: “Ovviamente siamo alla mercé del moto ondoso e della visibilità, ma è per noi l’unico sito utile tenuto conto del fondale notoriamente sabbioso dell’Adriatico”. Ma lo stesso Di Filippo pone l’accento su un altro aspetto molto importante: “L’Abruzzo sul versante “ambiente” offre tantissimo al turismo. Il mare, in particolare, rappresenta un grande volano per l’economia offrendo notevoli opportunità di lavoro con la nota accoglienza sulle spiagge sabbiose e ben attrezzate, producendo in allevamenti pesce pregiato e mitili, oltre alla raccolta delle vongole. In questo scenario l’unico vuoto è l’assoluta mancanza di luoghi  idonei per svolgere attività sportiva subacquea. Non va dimenticato che nel 2012 la Regione Abruzzo ha emanato un bando per il rafforzamento della barriera di Cologna tramite affondamento di relitti preventivamente bonificati. Purtroppo la gara è andata deserta più volte ed il relativo finanziamento perduto. Nonostante ciò –conclude Di Filippo- numerose associazioni subacquee sono sorte nella nostra regione sopperendo all’assenza di idonee infrastrutture, con nuove idee ed adattamenti, dettati da sola passione e voglia di fare”.

2,321 Visite totali, 3 visite odierne

LEAVE YOUR COMMENT

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *