SELFIE-HOT, LE FACCINE DEL “VIRTUOSO” NELLA TRAPPOLA DELLA RETE | VAL VIBRATA LIFE | MAGAZINE
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SELFIE-HOT, LE FACCINE DEL “VIRTUOSO” NELLA TRAPPOLA DELLA RETE

SELFIE-HOT, LE FACCINE DEL “VIRTUOSO” NELLA TRAPPOLA DELLA RETE

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Basta un click per risvegliare i sensi, per toccare l’impalpabile e superare l’”io caduto”

Di Roberto Di Nicola e *Virginia Maloni

792951a5fd18aa38ff231e7ef44b8e17Siamo in pieno risveglio primaverile e, finalmente, con le ore di luce che aumentano, si passa più tempo all’aria aperta con un notevole abbassamento del nostro livello di stress quotidiano. E, soprattutto, si attivano i nostri organi di senso, si alzano i valori degli ormoni che regolano l’umore e la sessualità e aumenta l’attrazione tra uomo e donna. La sessualità, quale evento psicosomatico, ha risentito, nel corso degli anni, dei vari mutamenti sociali e culturali che si sono alternati, dei nuovi modelli che privilegiano l’apparire piuttosto che l’essere, la seduzione piuttosto che il desiderio. Un argomento che sempre più frequentemente sta ricevendo l’attenzione dell’opinione pubblica e dei mass-media è quello dell’erotismo sessuale spopolato online, che ha a che fare con la propria identità di genere e che è caratterizzato da comportamenti eccitanti sessualmente che lo schermo del computer, con le sue caratteristiche dell’impersonalità, sembra intensificare.  La ricerca dell’anima gemella, dell’altra metà della mela è arrivata sul Web già da diverso tempo. E quando un cuore solitario vuole compagnia, oggi può trovarla con una manciata di click. E’ l’espediente ideale per un timido, un infedele o anche un pigro.

Possono essere svariate le tipologie di utenti che si siedono dinanzi al pc, ma sono comuni le intenzioni: intrecciare relazioni. L’esibizionismo ed il voyerismo sembrano spiccare maggiormente nella nostra epoca post-moderna intensificandosi sulla chat, attraverso i cosiddetti “selfie” (fotografia fatta a se stessi con un telefono e poi condivisa sui social) che immortalano ciò che si sta facendo in quel preciso istante con le proprie emozioni, con il desiderio del farsi vedere, dell’esserci in quanto tali.  Le location più in voga sono, ad esempio, il bagno e la camera da letto (situazioni di intimità), le discoteche ed i monumenti (situazioni di divertimento e possibilità di viaggiare in libertà). La mania dell’autoscatto richiama l’essere in primo piano, il bisogno di non essere dimenticati o comunque essere al passo con la vita degli altri, per sentirsi meno inadeguati. Uno dei selfie che si sta stratificando è il così chiamato “aftersex” (foto scattate in un momento che segue al rapporto sessuale). Tale fenomeno accomuna generalmente tutti, ma attenzione a non trasformarla in “selfite”, ossia il desiderio ossessivo-compulsivo di realizzare autoscatti per poi condividerli per compensare la mancanza di autostima e coprire lacune della propria intimità. La perversione, in questo articolo, è trattata in un’accezione soft, come sinonimo di ribaltamento e rivoluzione: la perversione della visibilità, dell’esserci, del rivedersi, del sentire i commenti altrui che rinforzino il loro autoscatto ed il loro momento. La perversione è un’organizzazione psicologica complessa e, per come la stiamo descrivendo, si manifesta in una performance virtuale che mette a riparo dalle paure di fare delle brutte figure e di confrontarsi con le proprie fragilità e con i giudizi morali che albergano in noi e non ci rendono liberi. Così dietro un nickname si nasconde un mondo e l’immagine che forniamo di noi stessi sarà stata utile allo scopo in base a quanto saremo stati bravi a ‘confezionarla’. Già, perché una delle caratteristiche fondamentali dell’online dating, è che si è quello che si sceglie di essere: i più onesti e sicuri delle proprie qualità offrono un autoritratto realistico e adottano un linguaggio in linea con la propria personalità ma c’è anche chi costruisce ‘un personaggio’, un ‘abito virtuale’ che, spesso, ricorda solo vagamente colui che lo indossa: somiglia di più a chi vorrebbe essere o rappresenta qualcuno che crede più appetibile per i suoi potenziali interlocutori. A volte si sta così a proprio agio davanti allo schermo o al display del cellulare, che la chat o il sito web non sono più mezzi di comunicazione destinati soltanto ad un primo contatto tra coppie, ma diventano espressione di una realtà parallela che si fa fatica ad abbandonare. Basta il bip di una notifica per riconnettersi con il partner e riprendere un interminabile discorso a colpi di faccine, che le normali attività del quotidiano sembrano interrompere.

La qualità di chi si esibisce è quella di accendere la tentazione e di creare un bisogno. Lo schermo impersonale del pc, ci permette di nascondere le nostre debolezze ed i nostri difetti, scegliendo l’immagine migliore di noi, le foto che danno quell’immagine che noi vorremmo che passasse, un’ossessione dell’uomo moderno, l’esibizionismo ad ogni costo. La perversione della visibilità, con la fisicità, con la corporeità delle immagini, con la centralità che il piccolo schermo dà al corpo, al volto, ai gesti, alle espressioni permette di sapere di quel personaggio molto di più che se si fosse letto tutti i suoi libri. La velocità del contatto virtuale disintegra il desiderio del corteggiare, difende dalla possibilità di fallire, poiché si sopporta emotivamente di più ricevere un “no visivo” da un “no virtuale”.

Il confronto vis a vis tra due persone genera più paura del giudizio, mentre lo schermo azzera la vergogna, dando spazio anche a fantasie sessuali che ancora rimangono tabù per molti.

La rete del terzo millennio cambia pelle continuamente, offrendo sempre attraenti possibilità per i milioni di persone che ogni giorno si affacciano alla finestra (di dialogo) del loro browser, all’insegna del motto “virtuale è bello”. Succede così che ci si scambia informazioni, notizie, ricette, si condivide, si posta e si linka…ma quando il mouse diventa arco e scaglia frecce d’amore colpendo ora questo, ora quel profilo sui siti d’incontri, siamo sicuri di beccare il bersaglio giusto, pervasi come siamo dal furore di Cupido?

I nostri bisnonni non avevano in tasca lo smartphone, ma un oggetto capace ancor di più di evocare la persona amata: un fazzoletto impregnato del suo profumo che manteneva sempre viva la connessione e alimentava ancor di più il desiderio di rivedersi, ricongiungersi con la propria compagna…bei tempi.

E voi da che parte state? Siete tradizionalisti o moderni? E’ primavera e Cupido è in agguato, chissà che non scelga proprio voi.

*(Pscicoterapeuta)

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