L’ALFIERE CHE DA’ SCACCO MATTO AL RE | VAL VIBRATA LIFE | MAGAZINE
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L’ALFIERE CHE DA’ SCACCO MATTO AL RE

L’ALFIERE CHE DA’ SCACCO MATTO AL RE

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I prodigiosi successi sulla tavola quadrata di Nicolò Orfini, il dodicenne già adulto

Martina Di Donato

Nel gioco degli scacchi di regole ce ne sono molte, è un gioco complesso e richiede un’elevata concentrazione, oltre a molte ore di allenamento. Nicolò Orfini ha da poco compiuto dodici anni ed è già alla sua trentacinquesima coppa. E’al quarto posto tra i giocatori under 12 italiani e tra gli under 16 abruzzesi, è presente nella classifica europea e mondiale e aspira a divenire Grande Maestro, traguardo a cui è molto vicino. Il suo percorso è iniziato due anni fa e da allora ha ottenuto un successo dopo l’atro.

Colpisce subito il suo sorriso da bambino attento e curioso. E’ facile entrare subito in sintonia con lui e ci confessa quali sono le sue materie scolastiche preferite e quali no; da buon giocatore di scacchi dice che ama la matematica, ma in generale un po’ tutte le materie.

Come ti sei avvicinato al gioco degli scacchi?

4c97156bd93845d89aac8f6977a130d0Mi sono avvicinato al gioco degli scacchi a nove anni grazie a mio padre. Vedevo spesso una scacchiera di marmo che apparteneva a lui e mi sono incuriosito: ho iniziato a chiedergli cosa fosse, come si utilizzasse, così lui mi ha iniziato a spiegare le prime mosse. Ho scoperto che il gioco degli scacchi era interessante, mi piaceva. Poi a scuola tra le varie attività extracurriculari mi sono ritrovato a dover scegliere tra il corso di teatro e quello di scacchi. Mia madre voleva facessi il corso di teatro, ma io ho scelto l’altro e ho iniziato a fare i primi tornei studenteschi.

Quante ore al  giorno ti alleni?

Mi alleno una volta a settimana per quattro ore con il mio maestro Angelo D’Angelo, ma gioco a scacchi ogni volta che posso.

Qual è  stata la partita più lunga che hai giocato?

La partita più lunga che ho giocato è stata di 116 mosse ed è durata 6 ore. Durante questi tornei ci sono delle regole da rispettare, puoi alzarti mentre l’avversario gioca la sua mossa ma non puoi allontanarti dalla sala.

Nicolò spiega con molta naturalezza alcune delle regole da seguire mentre si svolgono le partite, come ad esempio non avere con sé il cellulare, oppure stare in silenzio,non poter mangiare e confessa che non c’è una regola la cui osservanza gli pesi: “Il cellulare l’ho perso  quindi non è un problema per me non averlo” dice con  molta franchezza.

Qual è stata invece la partita più bella?

Sicuramente quella che si  è svolta a Civitanova Marche. Quell’occasione è stata bella perché era un memorial dedicato a Gino Serafini,430 presidente del  circolo cittadino degli scacchi “L’Alfiere Nero”. In quella occasione Andrea Rebeggiani, presidente del circolo Scacchi Fisher Chieti ha ricordato l’importanza di una figura come Gino Serafini, soprattutto per la sua volontà di avvicinare i giovani a questo sport e questo è importante.

In torneo ti scontri sempre con ragazzi della tua età?

No,  spesso accade di giocare anche contro avversari più grandi di me che hanno un punteggio più basso del mio.

Parlando con Nicolò viene da dimenticare che non ha ancora 12 anni e questo perché il suo modo di pensare è piacevolmente diverso da quello che ci si aspetta da un ragazzino che frequenta la seconda media. Citando Boniperti secco  e deciso dice che “vincere non è importante, è l’unica cosa che conti”.

Cosa provi dopo una sconfitta?

Immagine00147Non amo perdere, ma questo può succedere. Al termine del gioco cerco di rivedere tutte le mosse che avrei dovuto evitare e cerco di non ricommettere lo stesso errore. Inizialmente quando perdevo con avversari più grandi, dopo la partite, questi cercavano di farmi capire quale fosse l’errore; adesso sono io che spiego agli altri i loro.

Quest’anno nella scuola di Nicolò organizzeranno delle giornate dedicate agli scacchi e il suo compito sarà quello di seguire gli altri ragazzi nelle partite. Assicura che sarà paziente con chi non dovesse recepire: “Infondo, devo utilizzare la stessa pazienza che hanno utilizzato con me” dice.

Alla fine della chiacchierata, si capisce come il gioco degli scacchi aiuta ad acquisire il senso della lealtà e della correttezza, oltre che del rispetto delle regole  e degli avversari. Lo lasciamo con una stretta di mano e di nuovo appare quel sorriso curioso che lo rende unico.

Foto gentilmente concesse da Giorgio Orfini, papà di Nicolò.

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