Gio. Nov 26th, 2020

LA CULTURA “CIBO” PER LA MENTE. MA NON SAZIA

santa-maria-avicoIl patrimonio vibratiano resta impresso nelle pubblicazioni mentre i siti sono dimenticati. Eppure farebbero economia

CINZIA ROSATI

Santa Maria a Vico a Sant’Omero, Castrum Novum a Giulianova, Ripoli a Corropoli, Castrum Truentinum a Martinsicuro: siti archeologici da considerare come cartina di tornasole dell’attenzione che le Istituzioni locali ripongono nel proprio patrimonio storico-artistico.

«Con la cultura non si mangia» fu l’infelice affermazione di un  ministro di qualche governo fa. Frase tanto deprecabile quanto emblematica del disinteresse e degrado in cui versano i beni culturali in Italia. Se Pompei crolla, la Reggia di Caserta annaspa tra rifiuti, atti vandalici e assenza di manutenzione, non sono da meno i centri locali, di cui, ancora una volta, le istituzioni non hanno compreso non solo la valenza culturale, ma anche il notevole potenziale economico.

Succede quindi che le testimonianze di Castrum Trientinum a Martinsicuro, (la città romana del II sec. a C. scavata e poi ricoperta negli anni 90), o di Ripoli a Corropoli (risalente a 5000-4000 a.C. e riemerso addirittura nel 1865), riaffiorino solo in pubblicazioni specifiche, senza potere essere fruibili in loco. Stessa sorte per l’area archeologica nei pressi di Santa Maria a Vico a Sant’Omero, che dal 2005 al 2011 ha riportato alla luce reperti di notevole valore (una chiesetta medievale costruita su fondamenta di un tempietto romano, e 6 scheletri di epoca romana e longobarda) di cui si può trovare però solo qualche traccia sulle cronache locali dell’epoca e poco più.

Nei primi due casi si tratta di siti riportati alla luce decenni or sono, e poi ricoperti per motivi di sicurezza, in attesa di una futura valorizzazione, mentre per quanto riguarda l’ultimo ritrovamento archeologico a Sant’Omero, una volta concluse le campagne di scavo e spento l’entusiasmo iniziale, tutto è rimasto in uno stato di desolante abbandono.

Non versa in condizioni migliori il parco archeologico di Castrum Novum (area di epoca romana), a Giulianova, da diversi anni chiuso al pubblico e in preda all’incuria.

SANYO DIGITAL CAMERASurreale anche la situazione del Museo Archeologico di Martinsicuro allestito nei locali della Torre Carlo V: aperto in pompa magna nel 2009, ha mestamente chiuso i battenti nel 2012. Il motivo la mancanza di fondi per i lavori di adeguamento alle nuove normative antincendio. Un patrimonio di inestimabile valore che resta al buio in attesa di politiche lungimiranti tra Comuni e Sovrintendenza per tornare alla luce ed essere fruibile. Perché il turismo culturale è una risorsa finora sottostimata ma che, laddove invece incentivato e valorizzato, ha ottenuto un’ampia risposta costituendo una risorsa notevole per il territorio.

Ne è prova ad esempio la recente riapertura, nel 2013, a seguito di restauro, della villa rustica delle Muracche a Tortoreto (II sec a.C – III sec d.C), visitata da tantissimi turisti e residenti; o la necropoli protostorica di Campovalano con l’annesso museo nazionale di Campli: perla del Teramano attorno a cui, da molti anni, ruotano numerose iniziative culturali e manifestazioni in grado di attirare migliaia di persone.

E proprio dal territorio è necessario ripartire per valorizzare il patrimonio storico e artistico locale. Sono tanti infatti gli appassionati e gli studiosi che, come volontari, mettono a disposizione tempo, conoscenze e professionalità per le iniziative culturali e sopperire ai vuoti istituzionali, siano di natura economica o burocratica. Nascono così associazioni e si organizzano eventi per promuovere le bellezze locali. E’ il caso ad esempio del Gruppo Archeologico del Medio Adriatico (gamadriatico.blogspot.it), costituito un anno e mezzo fa ed operativo in Val Vibrata e sull’intera costa teramana con finalità di conoscenza, studio, tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale, storico e ambientale inteso come bene comune. Lo scopo è quello di collaborare, laddove possibile, con Comuni e Sovrintendenza per attività di vario tipo, come visite guidate, organizzazione di incontri e convegni, sensibilizzazione sulla necessità di politiche efficaci ed efficienti di tutela dei beni culturali, coinvolgendo nel progetto un numero sempre più ampio di persone. Ma il volontariato, seppure molto diffuso sul territorio nazionale e locale, non può e non deve sopperire alle responsabilità delle Istituzioni. Servono investimenti cospicui, formazione del personale, promozione su larga scala. Perché se il Bel Paese è una delle mete turistiche più ambite al mondo (seppure in flessione importante negli ultimi anni), allora investire sulla cultura in maniera mirata e consapevole significa anche far ripartire l’economia.

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