Gio. Ago 22nd, 2019

IL QUARTETTO BIANCO CHE FA MUSICA NERA

I Pepper & The Jellies ripercorrono il jazz degli anni Venti

Martina Di Donato

All’inizio era il Jazz. Come la storia insegna, la musica – anche la più moderna – affonda le sue radici nel jazz. Siamo negli anni Venti, negli stati del  Sud degli Stati Uniti. La popolazione è mista, frammentata: ci sono i bianchi e ci sono le minoranze nere afroamericane che si sentono ai margini della società, senza valori, criminali e portatori del peccato, che si muovo di notte in quell’ambiente periferico e suburbano che tanto spaventa gli statunitensi bianchi. Proprio in quei locali malfamati e di poco conto nasce una dei movimenti musicali più importanti di tutti i secoli: il jazz. Nomi importanti come Sidney Bechet, Duke Ellington e Louis Armstrong saranno complici dell’esplosione del jazz, che nel corso del ventesimo secolo ha visto assumere una valenza sempre più di rilevo.

Birmingham. Foto di Merlin Daleman
Birmingham. Foto di Merlin Daleman

Dalla voglia di rievocare gli anni ’20 parte il progetto di quattro ragazzi che insieme formano i “Pepper & The Jellies”. In loro c’è la voglia di riportare le espressioni tipiche del movimento e farle conoscere al pubblico, attraverso l’utilizzo di strumenti tipici della musica jazz, come il kazoo o il washboard che regalano così quelle sonorità inconfondibili che accompagnano la straordinaria voce della cantante Ilenia.

Quando è nato il progetto e perché avete deciso di dedicarvi alla musica jazz?

Il progetto è nato nel 2013, inizialmente eravamo in tre, poi si è aggiunto un nuovi elementi, come il contrabbasso. Il nostro progetto è mirato alla musica blues, jazz, dei primi del Novecento, perché è da lì che arrivano tutte le influenze musicali che poi convergono in qualsiasi genere, anche in quello più moderno. C’è stato un percorso di ricerca dei canoni estetici della musica jazz.

Da quanti elementi è composta la band?

Siamo in quattro: Ilenia Appicciafuoco alla voce e al washboard,  Marco Galiffa  alla chitarra e al banjo, Andrea Galiffa alle percussioni e Emiliano Macrini al contrabbasso. Ognuno di noi ha una formazione musicale diversa e all’inizio di questo progetto abbiamo dovuto trovare un punto d’incontro, ma siamo riusciti nell’intento e il tutto funziona perché ognuno ha un suo ruolo ben definito. Abbiamo deciso di aggiungere alcuni strumenti particolari che riportino le sonorità tipiche dell’epoca, come il washboard, ad esempio, tenendo sempre presente che al centro di tutto c’è il ritmo, lo swing.

In Italia oltre voi ci sono pochi altri gruppi di musica jazz anni ’20. Avete partecipato a festival internazionali come il “

Copertina disco Pepper & The Jellies. Foto di Claudia Petraroli
Copertina disco Pepper & The Jellies. Foto di Claudia Petraroli

Birmingham Jazz Festival”. Come ha risposto  il pubblico inglese alla vostra presenza?

Il pubblico è stato straordinario, erano tutti entusiasti e siamo rimasti molto colpiti. Abbiamo suonato per più date e abbiamo visto che c’erano

persone che tornavano tutti i giorni ad ascoltarci. Poi in Inghilterra, come un po’ in tutta l’Europa, il jazz è uno stile di musica molto seguito e amato da tutti.

Progetti futuri?

E’ quello di iniziare a scrivere dei nostri pezzi basati sui temi nodali della musica Jazz e poterli presentare al nostro pubblico. Qualcosa è già uscito, come ad esempio il brano blues “Double River Blues”.

E per chi volesse ascoltarli può vistare la loro pagina fb Pepper & The Jellies e sul sito internet :

http://pepperandthejellies.weebly.com/

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