Mar. Nov 24th, 2020

Dal sublime al ridicolo c’è soltanto un passo

(cit. Napoleone Bonaparte)

A cura di Alessandra Di Giuseppe

La riconversione della Val Vibrata nell’  economia globalizzata

Erano gli anni ’80, quando un quotidiano britannico, il Times di Londra, dedicava un intero spazio alla nostra piccola vallata, presa ad esempio e descritta dal report londinese John Earle il quale intervistava l’allora  Presidente del Consorzio per lo Sviluppo della Val Vibrata, Antonio Angelini.

All’ epoca i 12 comuni della vallata vantavano all’ attivo 1600 piccole imprese ed 11.430 operai  dediti soprattutto nel settore del tessile, della pelletteria, del  mobile con una prima estensione dell’ eno-gastronomia.

Quotidiani nazionali ed internazionali dedicavano ampi spazi sul “miracolo della Val Vibrata”, situata a 150 miglia da Roma, dietro la bellezza statuaria del Gran Sasso, lungo la costa Adriatica, così come la descriveva il Financial Times di Londra; si trattava, in realtà, di una esplosione mediatica fumosa ed esagerata, alla quale non seguì una volontà politica chiara ed operativa tale da consentire al  sistema di far fronte alle sfide globali dell’economia.

La globalizzazione, infatti, ha definitivamente sancito la fine di attività economiche strutturate singolarmente ed in modo disorganico sul territorio; il concetto marshalliano di custers “distretto industriale” , ha avuto il grande merito, negli ultimi anni, di consentire la riscoperta del territorio (sistemi produttivi locali) come risorsa produttiva, dove prossimità e convivenza sono fondamentali, per consentire lo sviluppo di una forma di intelligenza collettiva.

Le problematiche legate alla frammentarietà amministrativa ed allo sviluppo economico del territorio possono essere risolte con la semplice Unione dei Comuni prevista dal testo unico degli enti locali?

 Tito Rubini, da sempre impegnato nello studio del territorio vibratiano afferma che per esercitare politiche strategiche in un’area omogenea si ha bisogno di una struttura urbanistica unitaria capace di attrarre investimenti e di sviluppare sinergie sociali e processi produttivi competitivi. “Questa che chiamiamo città territorio – sottolinea Tito Rubini – ipotizzata dal sottoscritto e dai compianti Gaetano Annuntiis e Lino Fracassa, non coincide con l’attuale Unione dei Comuni che è espressione di un matrimonio fatto per interesse, mentre la Città territorio è un matrimonio fatto per amore, dove ognuno è disposto a cedere al proprio campanilismo per la realizzazione del bene comune. Progetti isolati, politici e industriali, sono destinati al fallimento. La Vibrata non può più aspettare, è stata dichiarata zona di crisi tra le 5 abruzzesi, ma sono convinto che anche questa volta i vibratiani sapranno inventare qualcosa di diverso, capace di creare un nuovo miracolo economico.”

 

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